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11/02/08 – Tom Perry, l’alpinista scalzo

11 Febbraio 2008
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La fiaccola olimpica di Torino 2006

Tom Perry, vero nome Antonio Peretti, è una guardia forestale di 47 anni originario della provincia di Vicenza. In passato si è cimentato con calcio, sci, paracadute, voto; è approdato alla corsa in montagna (a piedi nudi) solo quattro anni fa. Ma sembra proprio che questa sia la sua strada.

Nella sua carriera di alpinista scalzo si è cimentato sulle Dolomiti, sul Sinai, sul Gran Sasso, sulle Tofane, sul Kilimanjaro (la cima più alta del continente africano con i suoi 5.895 metri) e in molti altri posti del mondo…

Due anni fa ha fatto da tedoforo, portando la fiaccola olimpica di Torino 2006 autografata dal Dalai Lama, che ha incontrato, lungo tutto il trekking che porta su al campo base del Makalu, in Himalaya. Sono 140 chilometri di salita, tra pietre, foreste, sentieri, nevai.

In tutti questi anni il Dalai Lama si è dedicato a difendere i diritti del popolo tibetano contro la dittatura cinese, in modo non-violento ma deciso, chiedendo aiuto a tutti gli organismi democratici internazionali.

Il Dalai Lama non ha mai smesso di dare insegnamenti anche all’estero e di fare appello alla responsabilità individuale e collettiva per un mondo migliore. Nel 1989 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace. Il Makalu 8463 metri, uno dei cinque giganti himalayani, una mole di roccia e ghiaccio perfettamente piramidale, è sicuramente uno dei 14 ottomila della terra, tra i più belli ed affascinanti.

L’impervio e difficile accesso al campo base, attraverso la valle dell’Arun con un trekking di 10 giorni, rende il Makalu ancora più misterioso e selvaggio.

Di quell’impresa guarderemo il film, intitolato “I cembali del Makalu“, gentilmente concesso da Mario Vielmo, capo della spedizione che poi portò la fiaccola sull’ottomila Himalayano, e dallo stesso Tom Perry.

“I cembali del Makalu” vuole lanciare un messaggio forte di solidarietà e pace in vista delle Olimpiadi di Pechino.

Il video dell’impresa, che lunedì vedremo, è di rara bellezza: rievoca il viaggio della fiaccola dei giochi invernali di Torino 2006 portata in cima al Makalu. Prima di essere riposta nello zaino di Tom Perry, l’alpinista scalzo, per un lungo trekking di avvicinamento nelle valli himalayane, la torcia è stata benedetta dal Dalai Lama che vi ha scritto sopra una dedica semplice ma efficace: «prego che tutti gli uomini senzienti vivano in felicità».

Piccolo concentrato di filosofia e religione buddista in attesa di vedere riconosciuti dalla grande Cina i diritti negati al popolo tibetano. La fiaccola infine è salita su fino agli 8463 metri del Makalu con Mario Vielmo tedoforo d’eccezione. Ha respirato l’aria sottile nel “castello degli dei” per ritornare a valle come strumento di dialogo e comprensione. È la prima fiaccola olimpica a salire così in alto e forse resterà l’unica per molto tempo se è vero che il comitato organizzatore di Pechino ha rinunciato a portare la torcia del 2008 sulla cima dell’Everest. La fiaccola di Torino-Makalu 2006 è stata messa all’asta dallo stesso Tom Perry. L’incasso è servito per finanziare progetti a favore degli orfani tibetani. Missione alpinistica e missione di cooperazione e solidarietà sono diventate una cosa sola.

Almeno per una volta i “sahib” venuti da Occidente non hanno solo tolto sacralità e silenzio alla cima ma restituito qualcosa alla gente che vive all’ombra di queste montagne e che le guarda con timore e rispetto.

Due fortissimi alpinisti, Mario Vielmo e Tom Perry, una difficile montagna da scalare e l’impegno a mantenere fede ad una promessa fatta ad Auanjeta, un monaco conosciuto nel 2003 a Rombuk, ai piedi dell’Everest, costretto, a quanto si è saputo, ad abbandonare il Tibet, forse per rifugiarsi a Dharamsala, in India, dove dal 1960 vive anche il Dalai Lama, Tenzin Ghiatzo.

Auanjeta aveva festeggiato Mario Vielmo, di ritorno dall’Everest, con una esortazione: che rivolgesse un saluto e una preghiera alla sua terra, dalla vetta di un’altra delle grande montagne che dal Nepal, si affacciano sul martoriato Tibet. Aveva chiesto al fortissimo himalaysta di diffondere, da una delle cima più alte del mondo, il suono dolcissimo dei cembali, strumento con cui i monaci tibetani accompagnano le loro cerimonie religiose.

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