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22/11/10 – “Controvento, senz’olio!” su Antenna 3 nordest!

19 novembre 2010
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Lunedì 22 novembre alle 21.00 su antenna tre nordest verrà trasmesso il documentario “Controvento, senz’olio!”, ritenuto da regione Veneto, provincia di Treviso e dalla stessa emittente televisiva di utilità sociale!

Di seguito la recensione di Luigi Offreddu, conosciuto giornalista del Corriere della Sera.

Buona visione

Paolo Berro

“Io ho avuto molte difficoltà nella mia vita –dice la voce sottile e insieme forte di Rita Levi Montalcini- come le persecuzioni razziali e tutto il resto, ma le ho superate, perché sono sempre rimasti i valori. Anzi, i valori divengono tanto maggiori quanto maggiori sono le difficoltà. Come per lei, ingegnere, e nel suo caso certo molto più che nel mio: lei ha superato quel che ad altri sarebbe stato impossibile superare. E noi, ecco, così possiamo anche vincere l’angoscia della morte: siamo immortali in quanto crediamo nei valori, la morte fisica non conta perché disfa solo un corpo, e noi che cosa siamo invece? Siamo i messaggi che riusciamo a inviare”.
E questo messaggio particolare, il messaggio che il premio Nobel riesce a inviare con un docu-film insieme con altri 9 “navigatori della vita” –dallo scrittore Mauro Corona all’astronauta Umberto Guidoni alla poetessa Alda Merini- sta già nel titolo: “Controvento, senz’olio!”. E’l’antico monito marinaresco che esortava ad affrontare le tempeste a viso aperto, senza neppure ricorrere al “trucco” dell’olio versato sui marosi, già conosciuto dal naturalista Plinio il Vecchio.
Superfluo dirlo: Rita Levi-Montalcini e gli altri non parlano qui di etichetta marinara. Ma di altre tempeste, quelle della vita, che ciascuno di loro ha dovuto e saputo affrontare. A cominciare proprio dall’”ingegnere” cui si rivolge Rita Levi-Montalcini: Paolo Berro, ideatore e curatore dell’opera, completamente paralizzato dall’età di 18 anni per un incidente stradale, due lauree in ingegneria prese frequentando via Internet il Politecnico di Torino, e molti progetti culturali, scientifici e artistici realizzati attraverso un computer azionato con la voce. Il docu-film è stato prodotto dalla fondazione creata dal giovane ingegnere a Castelfranco Veneto –la “Fondazione Berro per l’arte e la cultura Onlus”- con il patrocinio della Regione Veneto e  della provincia di Treviso. Ed è nato dall’intento di far parlare –spiega Berro- 10 “personaggi uniti dall’aver dato tutti prove di grande coraggio e onestà in momenti molto difficili”. Aggiunge poi che il lavoro è stato “duro, impegnativo, a volte complicato, durato molti mesi, ma che mi sta dando molte soddisfazioni e ha aiutato anche me”. Non dice altro. Ciò che Berro non spiega, ma chi lo conosce sa il perché, è che, accanto ai 10 personaggi conosciuti che raccontano, quello che che ha affrontato le tempeste più dure è forse proprio lui. Perfino nella realizzazione di quest’ultimo progetto: “trovare” le persone, non solo fisicamente ma anche concettualmente, trovare un binario non banale di riflessione comune a tutti (“chi si arrende torna, o non torna più. C’è però chi prende le onde di petto e va, anche controvento, sfidando il suo mare in burrasca…”), “scavare” dentro ciascuno, e “chiamar fuori” la storia di ciascuno, nella speranza che abbia qualcosa da insegnarci. Il tutto, ma anche questo Berro non lo dice, senza muoversi materialmente di un millimetro.
La speranza non è andata delusa. Il Dvd ha cuore, fegato e testa, e fa venire i brividi, nel senso che commuove: attraverso le voci, e attraverso le immagini –risacche, vele, orizzonti, ghiacciai, volti giovani o carichi di anni- ma soprattutto attraverso le risposte che offre.
Allora, che cos’è vivere “controvento, senz’olio?”.
“E’fare i salmoni andando controcorrente, con il rischio di essere ingoiati dall’orso”, ringhia Mauro Corona, lo scrittore della montagna, il cantore delle rupi intorno al tragico Vajont, l’arrampicatore un po’matto, reduce di mille battaglie anche contro un certo Corona Mauro (“Io ero ai ferri corti con la vita e con me stesso, la montagna mi ha protetto e cullato…”). Ebbene, non può ridursi tutto a un’inutile esibizione? “No. Perché al contrario, trovare tutto facile nella vita annoia”. Corona parla ai ragazzi d’oggi, certo: “Ogni tanto in montagna mi ferma qualcuno: scusi, dov’è che si mangia bene da queste parti? E io: stai a digiuno 3 giorni, e vedrai che mangi bene dappertutto…”.
Andare per mare sul serio, spiega lo skipper Giovanni Soldini reduce da due giri del mondo in solitaria, e da varie regate transoceaniche, è “cercare i miei limiti, superarli, andare sempre più lontano”. Ed è per questo, anche, che si naviga da soli. L’altro significato è “affrontare le difficoltà della vita, che ognuno incontra, ognuno nel suo mondo”. Mentre Soldini parla, sullo schermo scorrono le immagini drammatiche di quando la sua collega Isabelle si rovesciò con la barca in viaggio verso Capo Horn(“Rovesciataaa”, grida sullo sfondo la voce della ragazza) e lui volò sulle onde a salvarla: anche quello faceva parte della grande sfida.
Andar contro vento, dice poi Rita Levi Montalcini, è espressione da non prendere alla leggera, ma –al contrario- alla lettera, perché ben radicata nei secoli: “Quando tutto era contro, quando le navi non potevano più procedere e tuttavia alcune riuscivano a procedere, contro la corrente”. Vincendo, dunque, le paure più immediate e quelle più remote, note a ogni uomo: come la più grande di tutte, quella “angoscia della morte che è iscritta nel nostro patrimonio genetico ma che noi possiamo superare se comprendiamo che è solo la morte del corpo, cioè nulla. Non è quella della persona”.
Una forma tutta particolare di morte, e di immediata rinascita, è invece quella che Umberto Guidoni ha sperimentato con il suo lavoro, con le sue missioni spaziali vissute da astronauta della Nasa. Ed eccolo qui, infatti, sempre intervistato da Paolo Berro, a raccontare l’ebbrezza e “la grande emozione di massima libertà, con i motori che rombavano 40 metri sotto di me” vissuta al primo decollo sullo “Shuttle”, con l’assenza di peso. O la meraviglia del vedere la Terra che scorre davanti ai proprio occhi: “Le aurore boreali, gli uragani, le eruzioni vulcaniche, il panorama che variava continuamente…”. Ma anche la paura, soprattutto quella che resterà letteralmente fusa al ricordo del rogo che uccise 14 colleghi astronauti: “La sensazione dell’imponderabile, di ciò che non si può eliminare…”. Tuttavia si va, si vola o comunque si cerca di volare. Perché –dice ancora Paolo Berro- “una costante accomuna queste persone: che non si lasciano trasportare dal vento, che vanno dove la loro volontà vuole, affrontando il mare dell’esistenza con coraggio e determinazione. Anche a costo di molta fatica…”.
Di questo sa molto anche Andrea Stella, un altro degli intervistati. Lui, la sua tempesta personale, l’ha incontrata a Fort Lauderdale in Florida, durante il viaggio che doveva celebrare la laurea. Una sera va a riprendere l’auto a noleggio, parcheggiata in una strada di un quartiere tranquillo. Lo aspettano in 4, mascherati, gli sparano senza una sola domanda. Paralizzato, per sempre. Ma non arreso. Con l’aiuto della famiglia, riesce infatti a costruirsi un catamarano a vela da 17,5 metri “stabile, che non si inclina, e perfettamente adatto a un disabile in sedia a rotelle”. Ecco le immagini di Stella sul ponte con la sua sedia, ecco il catamarano fra le onde dell’oceano e lui che governa le vele. Morale: Stella ha creato e conquistato il suo personalissimo “mare sulle ruote”. E per 70 giornate all’anno lo offre anche gratuitamente ad altri disabili che vogliano, appunto, andar “senz’olio”. Perché “i limiti sono nella nostra testa, e andar controvento è la capcità di rimettersi sempre in gioco”.
Invece Tom Perry, come lo conoscono i suoi ammiratori montanari, e’un cocciutissimo alpinista veneto che non ha avuto tragici incidenti ma una vita molto avventurosa sì: ha disceso a piedi nudi, per una sfida con se stesso, montagne e ghiacciai, cominciando dal Kilimangiaro; e nel giro di 48 ore gli è capitato di saltabeccare sul ghiaccio di un vulcano in Bolivia, a 37 gradi sottozero, e poi sulle sabbie ardenti –più 70 gradi- del deserto di Atacama; sempre, spiega ora nel filmato con una foto che lo ritrae abbracciato al Dalai Lama, “sempre guidato dalla mente, che supera tutte queste difficoltà”. Ma se si fosse fermato alla semplice esibizione alpinistica, spiega ancora Perry, “non sarebbe servito a nulla”, e così ha pensato di contribuire con le sue sfide e la sua notorietà a una serie di campagne per l’integrazione e la maturazione dei disabili. “Cos’é andar controvento? Il mio traguardo è poter dire alla fine: questi anni che io ho vissuto sono serviti a qualcun altro e non solo a me”.
Alda Merini, la grande poetessa da poco scomparsa (quella concessa a Berro è stata una delle sue ultime interviste) lo dice invece con parole tutte sue: “Io sono stata in manicomio, ho avuto molte difficoltà. E so che l’uomo a volte non ha la forza di reagire. Forse però la sua paura dipende da un grande egoismo, dalla poca fiducia nella Provvidenza. Perché poi, un giorno, sente una grande forza che lo prende e lo rapisce. Che cos’è? Il destino, il fato, la provvidenza… Io ho vissuto controvento, mi ha mandato avanti il destino. Ma la cosa più importante di tutte è amarsi, volersi bene”.
Anche don Antonio Mazzi, quello che ha salvato migliaia di giovani tossici, ha affrontato i suoi draghi: “Da ragazzo ero un balordo, il compagno cattivo, bocciato in terza media per cattiva condotta. E dopo, non ero certo un pretino per bene, con le mani giunte: ma proprio questo mi ha permesso di fare ciò che ho poi fatto”.
Mario Brunello, il grande violoncellista, premette sorridendo che “io sono un grande ammiratore del vento: e dunque avanti tutta, controvento!”. Poi tesse l’elogio del silenzio, che a volte contraddistingue certi momenti anche tragici della vita, e fulmina una descrizione del suo strumento che certo dirà molto a persone come Stella, o Berro: “Il violoncello per me è come un corpo. Le corde sono il sistema nervoso, la cassa di legno è il sistema muscolare: per fortuna, la testa è una sola”.
L’ultimo intervistato è Alex Zanardi, il corridore automobilistico cui un incidente strappò entrambe le gambe: “Ho avuto 7 arresti cardiaci, per 45 minuti sono rimasto con meno di un litro di sangue in corpo…La scienza non riesce ancora a spiegarsi come sono vivo”. Ma vivo lo è, eccome. E’perfino tornato alle corse. Fiero di andare, anche lui, contro il vento: “Andar controvento e senz’olio è la cosa più bella che ci sia. Ogni sfida, per essere definita tale, dev’essere così. Se le cose sono troppo facili, non puoi neppure parlare di sfida. Tanti mi dicevano: ‘Ripartire senza gambe? No, non si può…’.Ma se fosse tutto bello e facile, ci annoieremmo a morte. E io l’ho fatto perché era possibile farlo, non perché io sia una specie di Padre Pio che fa i miracoli”.
Sorride anche lui, Zanardi, e si vede che ci crede davvero. Incredibilmente, è lui a regalare speranza a chi lo ascolta. Perché il maestrale dev’essere sempre più contrario, il mare sempre più grosso, e sempre più grande il mistero di persone così. O forse no, è tutto molto più semplice di quel che sembri. Lo dice ancora una volta Paolo Berro, con la voce di Pino Insegno, nel chiudere il filmato: “…Come le vele al vento noi pieghiamo all’orizzonte e lì ci perdiamo per sempre. Lì dove il cielo incontra il mare, lì dove non occorre spiegare, il viaggio continua, continua sempre, ..Anche con il vento contrario io navigherò sempre. Controvento, senz’olio: affondatemi se vi riesce!”.

Luigi Offeddu

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